Per una volta non voglio entrare in tecnicismi (oltremodo lontani dalla mia conoscenza) e scrivere di un disco solo ed esclusivamente perché è un bel disco.
Satantango, uscito nel novembre venticinque grazie al duo cremonese formato da Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi, è un disco che profuma di ristagno. Quello stesso ristagno da cui tutti noi, nati e cresciuti in questa landa chiamata Pianura Padana, vogliamo fuggire ma nel quale allo stesso tempo ci siamo invischiati così tanto da tenercelo stretto.
Già la copertina del disco è una dichiarazione d’identità. Un’identità che sta stretta, ma che allo stesso tempo è forma e sostanza. Tra cascinali, una centrale idroelettrica e una provinciale (la numero 6), si vede — anzi, si sente — il calore dell’asfalto che d’estate crea quell’alone che noi lomellini chiamiamo “vegia”, mentre d’inverno la nebbia stringe l’orizzonte come una garrota.
Sono le immagini della provincia dimenticata da tutti a dominare questo disco evocativo e sognante, che è anche un viaggio attraverso luoghi, persone ed eventi che hanno cambiato il mondo (9.11).
Cari Valentina e Gianmarco, grazie perché il disco mi ha fatto emozionare e grazie per quella nostalgia "sana". Perdonatemi se non mi addentro nel profondo per cercare di interpretare significati e testi, e scusatemi se la vostra intenzione era un’altra, ma a me basta quella lacrima.





