Le canzoni della mala rappresentano un frammento importante della cultura popolare milanese — e italiana — del Novecento. Pur non nascendo come veri canti popolari spontanei, restituiscono l’immagine di una Milano povera, marginale e segnata dalla guerra. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta questo repertorio racconta storie di ladri, prostitute, carcerati e figure della Ligera, la piccola malavita cittadina.
Milano nel dopoguerra
Il 1946 è l’anno della rinascita. L’Italia vota tra monarchia e repubblica, a Roma nasce l’Assemblea costituente e Milano, città simbolo della Resistenza, assume un ruolo centrale nel rilancio sociale e culturale del Paese. Antonio Banfi e un gruppo di intellettuali antifascisti fondano la Casa della Cultura, che diventa un punto di riferimento progressista. L’11 maggio Arturo Toscanini dirige il primo concerto alla Scala ricostruita, mentre il sindaco Antonio Greppi guida la città nella ricostruzione.
Accanto a questo slancio civile, però, Milano
convive con un lato oscuro. Le periferie sono segnate da povertà, tensioni
politiche e ferite ancora aperte. In questo contesto cresce una
microcriminalità diffusa, chiamata ligèra (“leggera”), che comprende
piccoli furti, ruberie e reati minori.
La Ligera: la malavita popolare milanese
La ligèra è la malavita popolare attiva dagli anni Cinquanta ai primi Ottanta. L’etimologia è incerta: può rimandare alla leggerezza di chi “alleggerisce” i portafogli o all’instabilità di chi vive ai margini. Nasce anche come effetto delle migrazioni interne: l’inurbamento crea spaesamento, emarginazione e nuove forme di sopravvivenza. Molti giovani, pur mantenendo un proprio codice etico, trovano nell’illegalità un modo per tirare avanti.
Gli affiliati sono spesso disoccupati o artigiani
che arrotondano con piccoli furti. Sono più “banditi” che criminali e, fino
agli anni Ottanta, non hanno legami con la criminalità organizzata. La polizia,
proveniente dallo stesso ambiente sociale, fatica a contrastarli: i reati sono
minori, le risorse scarse e il codice della ligèra vieta quasi sempre la
violenza sulle persone.
La prima fase della ligèra si sviluppa tra
ricostruzione e boom economico. Dai battitori liberi si passa a piccoli gruppi
che si ritrovano nelle osterie dei quartieri. Una volta conquistato il
controllo del proprio territorio, questi personaggi diventano figure quasi
leggendarie della Milano popolare.
Il Piccolo Teatro e la nascita delle
canzoni della mala
Attorno a questo mondo nasce un movimento culturale che trova nel Piccolo Teatro di Giorgio Strehler il suo epicentro. Nel 1958 una giovanissima Ornella Vanoni presta la sua voce per incidere il disco Le canzoni della mala, pubblicato dalla Dischi Ricordi l’anno successivo: quattro brani, due rifacimenti e due inediti che parlano di carcerati, morti ammazzati e ladruncoli costretti a rubare più per necessità che per vocazione.
Nel 1959 Dario Fo, altro frequentatore del Piccolo,
scrive Hanno ammazzato il Mario, destinata a diventare uno dei brani più
celebri del filone, insieme a Ma mì (video) e Le mantellate, entrambe
firmate da Strehler e interpretate dalla Vanoni, che diventa il volto della
canzone della mala milanese.
Gli anni Sessanta: Gaber, Jannacci e la diffusione popolare
Tutto ruota ancora attorno alle osterie, alle case
popolari, alle abitazioni di ringhiera, dove amori, vendette e miserie umane
vengono raccontate con un linguaggio diretto, ironico e graffiante, ricco di
dialettismi. Sono canzoni che non offrono solo intrattenimento: riflettono un
periodo preciso della storia italiana e portano per la prima volta al centro
dell’attenzione la marginalità, gli esclusi, i malviventi, la periferia.
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