lunedì 16 febbraio 2026

Riascoltando Kasabian (2004): un esordio tra ombre, hype e melodie lisergiche

Ammetto di essere sempre un po’ titubante quando si presenta la “next big thing” di turno. E lo ero anche al primo ascolto di Kasabian, album d’esordio dell’omonima band di Leicester. 

Mi sono dovuto ricredere.

Siamo nel 2004 – non nel 1800 – e MTV e le radio stanno passando il testimone al web. In quel clima, il disco riceve un hype considerevole. Tutto sembra confezionato ad hoc: il marketing punta sull’ambiguo nome della band – Kasabian è infatti il cognome di Linda, membro della Famiglia di Charles Manson – e sull’immagine di copertina. I singoli, soprattutto Club Foot e L.S.F., vengono piazzati strategicamente per alimentare l’attesa.

Poi arriva settembre e l’album esce. A quel punto alcuni dubbi – molti, nel mio caso – iniziano a sbiadire. Kasabian è un gran bel disco, a patto di non aspettarsi l’originalità. Perché la “next big thing” non si nasconde: si lascia ammaliare dalla Madchester degli Stone Roses, soprattutto nel cantato, e dagli Happy Mondays nel ritmo. C’è anche una sottile vena indie-pop che richiama i Primal Scream dei primi anni ’90, e sarebbe inutile fingere che non sia così.

Allora qual è il segreto di questo disco? Perché mi colpisce ancora oggi?

Perché Pizzorno e soci riescono a mettere insieme tutti questi elementi e a trasformarli in melodie sfavillanti che ci prendono per mano e ci accompagnano in un viaggio dentro un ambiente ombroso. Il disco ha un effetto quasi lisergico, ma resta sempre equilibrato, anche grazie alla regia di Jim Abbiss. La scelta dei singoli – praticamente metà scaletta – sembra voler scrollare di dosso l’ombra ingombrante dei nomi citati prima, pur continuando a strizzargli l’occhio.

Insomma: a più di vent’anni dalla sua uscita, Kasabian resta un ottimo disco da “mettere su” quando se ne ha voglia o quando se ne sente la necessità. Il risultato è ancora garantito.

Se anche tu hai incrociato Kasabian in quegli anni, fammi sapere cosa ti aveva colpito al primo ascolto. Mi interessa sempre capire come certi dischi si infilano nelle storie personali di ognuno.

Resta su PINBALL WIZARD – il blog di cui nessuno sentiva il bisogno: recensioni, approfondimenti e nuove uscite vivono qui, lontano dal rumore dei social.

Nessun commento:

Posta un commento

Highlights

Dai che non è finita

Per una volta non voglio entrare in tecnicismi (oltremodo lontani dalla mia conoscenza) e scrivere di un disco solo ed esclusivamente perché...