Tra le centinaia di migliaia di volte in cui ho sentito parlare del “the next big thing”, una di quelle che ricordo con più piacere è Jagged Little Pill.
È giugno del 1995, il mese in mezzo all’anno che sta esattamente in mezzo al decennio.
Il mio decennio.
Alanis Morissette è giovane, bella, incazzata e libera.
L’album è una vera e propria bomba – scusate il paragone purtroppo attuale – pronta a creare una voragine che nessuno, nemmeno lei, colmerà più. Intriso di testi emotivi e sensibili, esprime sentimenti e pensieri che di solito, a vent’anni, si tengono nascosti. Grazie all’aiuto di Glenn Ballard, Alanis scava davvero una fossa profondissima nel resto del panorama musicale mondiale.
Amori sbagliati, tormentati e spesso finiti nel cesso, quasi sempre a causa dell’assenza o della superficialità con cui si affronta un rapporto, indipendentemente dall’età anagrafica. Il secondo singolo You Oughta Know, oltre a essere una canzone, è la fotografia di una scena. Siamo all’interno di un appartamento semibuio: ci sono un ragazzo e una ragazza. Lui guarda il pavimento perché non ha il coraggio di guardarla negli occhi mentre lei lo incalza con: “Non è giusto che tu mi neghi la croce che porto, che tu mi hai dato”. Si parla di un rapporto finito, di vergogna, di rabbia, di consapevolezza, di infantilità.
È Ironic il singolo di maggior successo, quello più broadcastato dalle radio di tutto il mondo. Il suo testo, tutt’altro che ironico, è un sarcastico racconto sull’ironia della sorte e forse sulle sorprese che ci riserva la vita. Il video, altrettanto inflazionato da Videomusic e MTV, è ancora oggi uno dei più belli di sempre: lei con la sua cuffia rossa mentre guida una vecchia auto, e sullo sfondo una distesa di neve bianca.
Fioccano i premi, la fama, la gloria. Alanis è The Next Big Thing e non ha ancora vent’anni. Seguono il tour, le interviste, i programmi televisivi; ancora il tour, ancora le interviste, ancora i programmi televisivi. Lei crolla – cos’altro avrebbe potuto fare – ma non cade, perché sorretta da un pilastro che racconta la sua storia, ma anche la mia e quella di tanti altri della mia generazione.
Cara Alanis, so che non leggerai mai questo post ma te lo dico lo stesso: grazie. Perché tra i tanti album che mi hanno “cambiato la vita”, Jagged Little Pill è quello che l’ha puntellata, l’ha sorretta e mi ha dato la forza di fare quel salto: l’ho ascoltato che ero bambino e quando è finito ero uomo.
Qual è stato il tuo Jagged Little Pill? Quello che ti ha scosso, rimesso in piedi e fatto diventare chi sei? Scrivilo qui sotto: la musica è ancora più potente quando diventa memoria collettiva.
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