Mi chiedo se sia davvero necessario scrivere qualcosa a proposito di un capolavoro assoluto come Tango.
Probabilmente no, ma la voglia di farlo è tanta.
Tutto l’articolo potrebbe riassumersi in poche parole: Tango è un volo nella metafisica.
Capolavoro synth‑pop (o postmoderno, come si diceva negli anni ’80) e pietra miliare della musica italiana e non solo, è un disco visionario e illuminato. Anticipa i tempi con I Bambini di Poi, annunciando la fine delle democrazie occidentali ed europee e il tracollo del sistema economico e sociale, perfettamente descritto dal mellotron e dall’arpeggio di synth accompagnato dal basso in perfetto stile Ultravox. Ah già, dimenticavo: la voce inarrivabile di Antonella Ruggiero.
Attingendo dall’elettronica teutonica del krautrock, i Matia Bazar sparano un vero e proprio Elettroshock alla musica italiana. Alle atmosfere algide, a metà strada tra i Tangerine Dream e i Kraftwerk, aggiungono quel pathos tipicamente latino e il gusto suadente per la melodia. Scacco Un Po’ Matto, ispirata al capolavoro Il Settimo Sigillo di Bergman, è impreziosita dall’Alpha Syntauri — lo stesso usato in Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg — e dall’ariosa vocalità del vocoder. Purtroppo, per esigenze di produzione, viene tagliata la coda che simulava musicalmente la partita a scacchi tra il cavaliere e la Morte, anticipando ancora una volta paesaggi post‑apocalittici.
Il Volo Sono Io è più pop e cantabile, ma anche premonitrice di un’epoca dominata dalle apparecchiature elettroniche. All’epoca i Matia si chiedono quale potesse essere il potere del videoregistratore, sia dal punto di vista narrativo che metafisico. Tango nel Fango strizza l’occhio ad Alan Parsons per poi sfociare in un tango asettico, con un testo pieno di neologismi in perfetto stile Pasquale Panella. Palestina viene drasticamente tagliata dalla censura per via della denuncia — coraggiosa — contro l’oppressione dei popoli, tra cui proprio quello palestinese. Non approda a Sanremo e così i Matia Bazar si presentano all’edizione ’83 con quel gran pezzo che è Vacanze Romane: un mix di splendore rococò, elettronica, atmosfere demodé anni ’50 e modernità. La canzone si piazza al quarto posto e vince il premio della critica.
Chiudo con Intellighenzia, di memoria watersiana, che denuncia distorsioni etiche e perversioni in un perfetto controcanto di sintetizzatore.
Di lì a poco i Matia Bazar cambieranno ancora, e probabilmente è proprio in quel momento che consegnano Tango alla Storia. Un lascito coraggioso, seminale, visionario, retrò e moderno allo stesso tempo. Precursore dei tempi e delle mode. Un capolavoro.
Se Tango ha lasciato un segno anche nel tuo immaginario, raccontamelo nei commenti. Le storie dei dischi continuano solo quando qualcuno le riapre.
Nessun commento:
Posta un commento