mercoledì 28 gennaio 2026

Jazz, ombre e due corde: il cuore notturno dei Morphine


Normalmente, quando pensiamo agli anni ’90, la memoria musicale corre subito a ciò che succede a Seattle e alla controrisposta che arriva dal Regno Unito. In realtà, oltre la siepe, c’è tutto un mondo che si muove.

Nel 1994, ad esempio, i Morphine sono una delle realtà più affascinanti di Boston e non solo. Il loro jazz si mescola a elementi di blues – e fin qui niente di nuovo – ma strizza anche l’occhio alla new wave. Lo si percepisce benissimo in questa registrazione live – bootleg, se preferite – del concerto al St. Andrew's Hall di Detroit, il 7 marzo.

Registrato da Alan J. Schmit, presente alla serata, il disco diventa ufficiale proprio per volere di Mark Sandman, che ha personalmente mixato i brani e realizzato la copertina [una delle più belle di sempre – NdA] poco prima del fatidico tour in Italia, quello che gli sarebbe costato la vita per un attacco di cuore.

I dischi postumi, soprattutto i live, spesso sono eredità scomode: pubblicati per fare cassa dalle case discografiche, giocando sulla nostalgia (retorica) del personaggio che non c’è più. Bootleg Detroit non rientra assolutamente in questa categoria. In primis perché cattura il momento di una “serata perfetta”, in cui i Morphine suonano come se non ci fosse un domani dodici brani che intrecciano i riff gommosi e traballanti del basso a due corde di Sandman ai groove jazzistici e martellanti di Billy Conway. A coronare il tutto, il suono noir del sax baritono di Dana Colley che, in brani come Cure For Pain, Come Along e Head With Wings, crea un intreccio inebriante e maestoso con il rock.

Se questo suono ti ha sfiorato, torna a trovarci: c’è un intero sottobosco di musica notturna che aspetta solo di essere ascoltato.

Ascolta l'album direttamente da Spotify cliccando qui

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